Beko Siena, il lavoro non è rubabandiera

Schieramenti accentuati, iniziata un'insospettabile partita di 'rubabandiera ' ma l'occupazione non può essere una bandiera contesa

Di Filippo Meiattini | 26 Febbraio 2025 alle 14:30

Beko Siena, il lavoro non è rubabandiera

La vertenza Beko a Siena una bandiera ce l’ha sempre avuta, la pettorina che tutti i lavoratori indossano in ogni occasione con su scritto ‘299 motivi per resistere’.

Chiara, semplice e condivisa da tutti, creata per unire sotto un unico cappello chi aveva a cuore questa lotta. Quella pettorina è stata sposata da gran parte delle istituzioni, dagli enti locali, regionale e nazionali. Era ed è il simbolo della vertenza, non a caso la si indossa sopra ad un qualsiasi altro indumento e copre tutti gli altri simboli di appartenenza che normalmente campeggiano su felpe e magliette. Con una logica da lotta, quando si mette la pettorina si fa una scelta, si sposa una causa.

L’unione di intenti ha dato i suoi frutti, magari non ancora sufficienti per far stare sereni i lavoratori, ancora con sopra la testa la Spada di Damocle del 31 dicembre 2025, ma innegabilmente qualcosa si è mosso e si sta muovendo.

In poche parole, la direzione sembrava quella giusta, anche se l’obiettivo è lontano. Con il passare delle settimane e dei mesi, però, il senso di appartenenza verso quella bandiera è iniziato a mutare. Chiaramente, non per i lavoratori. Gli schieramenti si sono accentuati, due squadre, una a destra e una a sinistra, e la bandiera in mezzo.

È iniziata un’insospettabile partita di ‘rubabandiera‘, il gioco per bambini da fare in cortile per far passare le giornate. A turno un membro della squadra corre e, tra finte e giochi di prestigio, prende la bandiera per portarla dal suo lato, una volta fatto segna un punto e poi tocca all’avversario. Chi prende più volte la bandiera vince. Chi dice di essere dalla parte dei lavoratori, al contrario degli avversari, vince. Intanto, la realtà supera il gioco e l’obiettivo viene perso di vista.

La bandiera prima era di tutti, non c’era bisogno di scatti in avanti per farla propria. Ad assistere a queste corse sfrenate, ci sono i lavoratori, che non sono dell’umore di giocare. Già rischiare di perdere il lavoro è abbastanza frustrante, umiliante e soprattutto non è un gioco: l’occupazione non può essere una bandiera contesa.

Filippo Meiattini

Filippo Meiattini è nato a Siena il 13 gennaio del 1999. A febbraio del 2021 è diventato giornalista pubblicista. Non ama parlare di sé, soprattutto in terza persona.



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